lunedì 10 agosto 2009

Andrei Liankevich- Russian Literature pics







Andrei Liankevich, 27 anni, bielorusso.
Con la sua Kiev in mano si aggira delicatamente per il suo paese, che in realtà ne contiene almeno cento.
Scrive pagine brevi e magiche, una Baba Yaga lo segue ovunque.

“What you are is the most important question for the people of Belarus. But many people are not curious about the country’s ancient tradition. I hope my photos will awaken that curiosity”. A. L.

http://www.anzenbergergallery.com/en/article/1219.html

mercoledì 15 luglio 2009

let's push things forward





keywords: miniferie, felini, congiuntivite, effesse, zaino, ciocci, crocette, collare elisabetta, stipendio, stradello, buddies, centroitalia, bobo, suore, sposi, stiletto. samba e champagne.

lunedì 6 luglio 2009

blur@hyde park- 02072009



quando a marzo mi hanno chiesto cosa volessi per il mio compleanno ho risposto quasi urlando: il biglietto per i blur, fra quattro mesi, tanto se non me lo regalate voi mi ci trascino a nuoto come lord byron. evitando una morte prematura in mezzo alla Manica la richiesta è stata esaudita, ho pazientato per quasi 120 giorni e alla fine, sotto una cappa di caldo davvero poco britannica, con la compare sottobraccio ho varcato i cancelli di hyde park tra adolescenti accompagnati da mamma e papà e coppie con borse frigo piene di pimm ghiacciato.
in anticipo di circa sette ore ci siamo piazzate a trenta metri dal palco, ovviamente prive di protezione solare, beveraggi e ombrello parasole ( e di striscione "damon, non possiamo continuare a vederci così", grazie al cielo), mentre intorno a noi prendevano posto centinaia di persone equipaggiate di qualsiasi strumento atto alla sopravvivenza sotto lo zenith, compresi cinque ragazzini alla prima sbronza che con una mano reggevano la tuborg a quattro gradi e con l'altra un barattolone formato famiglia di l'oreal protezione 45; quattro birre e quattro gruppi spalla dopo, compresi degli ignobili cristal castles arredati unicamente da alice glass in preda ad una sbronza da quindicenne sociopatica, ci ritroviamo alla mastodontica fila per i bagni sudando freddo per il difficile rientro nelle prime file, infatti non ce la faremo mai e dovremo accontentarci di incastrarci fra una coppia di italiane con la sciarpa, due francesi barvuti con le unghie lunghe e una comitiva di inglesi campioni di "urina nelle bottiglie", ma non importa perchè in piedi sul tappeto di cavi che attraversa il prato riusciamo ancora a distinguere dignitosamente il palco, salvo morte improvvisa per scarica elettrica.
i blur salgono sul palco enorme, c'è ancora luce, un bellissimo tramonto trasparente completo di luna che sorge, damon arriva saltellando di traverso e sussurra qualcosa sul fatto di non meritarsi una gayna simile dopo dieci anni di assenza, si aggiusta il colletto della polo e sorride sornione ai megaschermi: mi butterei per terra urlando se solo ci fosse lo spazio.
partono con "she's so high" e la folla comincia a sbraitare agitando le mani, tutti cantano e per una volta è confortante non sentire parole inventate o pronunce insensate, guardo lo schermo e trovo il faccione di graham in piena sindrome da cenerentola, con un muso lungo due metri e la barba incolta, sbatte la chitarra come fosse una mazza da baseball sudando nell'ennesima maglia a righe, "out of time" è un lungo momento di pausa per le ginocchia traballanti dopo otto ore e su "parklife" arriva a sorpresa un phil daniels in lacoste granata, le italiane si scambiano occhiate interrogative, "ma chi è sto scemo?", chiedono, mentre albarn spiega di aver scritto il pezzo quando veniva a dar da mangiare ai piccioni sulle panchine del parco; "to the end" ci fa respirare prima della prevedibile "song 2", che sarà pure telefonata ma in mezzo a 50mila persone che saltano sudando anche il secondo strato di epidermide si rivela inevitabile, le zolle di terra volano in mezzo alle bottiglie di plastica e si fa buio davvero.
cinque bis e una "universal" dopo damon si chiede davanti a tutti se riuscirà a fare una cosa del genere anche il giorno dopo, io comincio a chiedermi se riuscirò a recuperare i 15 anni in meno che mi sento stasera, controllo di non avere gli anfibi ai piedi e riprendo coscienza mentre un polverone biblico mi fa capire che il concerto è finito e che possiamo andare verso l'uscita affollatissima e il wrap con guacamole che ci aspetta a casa.
sul 55 preso al volo ho come l'impressione che anche se avessero suonato london bridge is falling down per due ore e passa la gente non avrebbe fatto una piega, chi ha comprato quel biglietto mesi fa non si aspettava niente di meno e niente di più, forse non si aspettava proprio nulla, l'icona ha resistito al terremoto della separazione, eccome, facendo lo slalom tra il tempo, l'ovvietà e l'adorazione indefessa, regalandoci una giornata rara di splendore senza spocchia.
damon, sposaci dai.

domenica 14 giugno 2009

mercoledì 27 maggio 2009

The kingdom



da oggi qui è anche li

giovedì 21 maggio 2009

home sweet home- ice land hic

mercoledì 20 maggio 2009

trova l'intrusa- brinda con papi


and justice for all...